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Il futuro dei motori di ricerca: personalizzazione, intelligenza artificiale, voce e immagini.

Ci siamo talmente abituati a cercare informazioni su internet, sia per rispondere a domande e reperire dati (ricerche informative) sia per acquistare beni e servizi (ricerche commerciali), che difficilmente riusciamo a immaginare la vita senza questa comodità, e il verbo "cercare su Google" è ormai entrato a far parte integrante del nostro vocabolario.
Inoltre, la diffusione degli smartphone con connessione veloce e costante rende possibile farlo ovunque (o quasi) e in qualsiasi momento.
Negli ultimi due anni, l'intelligenza artificiale ha contribuito a questo, rendendo ancora più facile trovare risposte.
Ci siamo talmente abituati che non ci accorgiamo nemmeno di come si stiano evolvendo proprio sotto i nostri occhi: come stiano cambiando i risultati di ricerca, come stiano accelerando, come i risultati stiano diventando sempre più pertinenti... e come ci stiano tracciando per personalizzare l'esperienza utente.
Sì, ti stanno tracciando, ma non essere paranoico. I motori di ricerca non stanno tracciando Ivan Ivanovich Ivanenko personalmente, ma Google.ID 123456 (20 cifre), e non sono interessati a sapere dove sei stato, ma se sei stato in un negozio di articoli da pesca, per esempio. Magari ti potrebbero interessare questi ami da pesca?
Tutto ciò è senz'altro positivo, ma cosa ci riserva il futuro?
In sintesi: l'essenza stessa della ricerca non cambierà e l'intelligenza artificiale non la sostituirà, ma la completerà. La ricerca diventerà più pertinente (corrispondenza con le query), più personalizzata e più veloce.
Velocità
No, i motori di ricerca non inizieranno immediatamente a scansionare miliardi di pagine, almeno non finché non verrà inventato un computer quantistico funzionante. In futuro, pre-indicizzeranno i siti web, scansionandoli gradualmente ma incessantemente e inserendoli in un enorme database chiamato "indice di Google" per fornirti una risposta già pronta.
La velocità aumenterà grazie alla maggiore velocità (e soprattutto all'affidabilità) della connessione, alla velocità di elaborazione dei server del motore di ricerca, all'utilizzo di servizi cloud e alla velocità del tuo dispositivo, che sia smartphone o laptop.
la santità
Non ci bastano le risposte alle nostre domande, ma ci servono risposte che siano quanto più pertinenti possibile alle nostre esigenze.
Per fare ciò, gli algoritmi dei motori di ricerca devono conoscere le nostre abitudini, le nostre preferenze, le ricerche precedenti e le nostre reazioni ad esse, ovvero se siamo rimasti soddisfatti dei risultati: ad esempio, quanto tempo abbiamo trascorso sul sito suggerito dal motore di ricerca come risposta alla nostra query.
Tutto questo sta già accadendo ora, e la quantità di informazioni che ci riguardano (con una nota, vedi sopra) aumenta costantemente con ogni nuova richiesta che facciamo o anche solo con un clic su un banner pubblicitario.
E per quanto riguarda il futuro?
Innanzitutto, si tratta dell'aumento del numero di "sensori" che raccolgono informazioni su di noi. Ad esempio, l'avvento e lo sviluppo dell'IoT (Internet delle cose) significano che il vostro frigorifero intelligente, in parole semplici, fornirà ai motori di ricerca dati sulla varietà e la quantità di cibo che consumate, e il vostro aspirapolvere intelligente vi dirà la marca delle scarpe da ginnastica che indossate stamattina (e il loro stato: "forse è ora di cambiarle?").
In secondo luogo, una "coorte" più precisa delle nostre azioni. Non sappiamo esattamente (nessuno lo sa, solo gli sviluppatori, ed è un grande segreto!) come funzionano gli algoritmi dei motori di ricerca. Ma è chiaro che necessitano di chiarimenti, perché il solo fatto che siamo interessati, ad esempio, a "cacciavite", non significa che lo acquisteremo sicuramente (anche se dovremmo comunque vedere una pubblicità, per sicurezza).
Ma se stiamo cercando contemporaneamente viti e il materiale in cui possono essere avvitate, e visitiamo fisicamente i negozi di ferramenta, mentre cerchiamo anche un video su YouTube su "come montare i mobili da soli", allora la combinazione di tutte queste informazioni ci permetterà di concludere che ci serve un cacciavite, e quindi possiamo "fare scorta" (qui, tra l'altro, è consigliabile interrompere la pubblicità, perché è improbabile che ci servano due cacciaviti).
Ovvero: informazioni più accurate e complete su di noi ci permetteranno di offrire proposte migliori.
Creane uno specifico, non tramite algoritmi, basato sulle tue visite a siti web o servizi, non sugli acquisti passati (quanto è snervante quando la pubblicità mi offre la stessa cosa, ma a un prezzo inferiore, 5 minuti dopo un acquisto!), ma a partire dal tuo "profilo digitale", dalla tua "impronta digitale" completa.
Secondo punto: comprendiamo che un motore di ricerca è da tempo molto più di una semplice risposta a una domanda tramite la fornitura di un elenco di siti.
No, qui ti raggiungiamo in base alle tue preferenze: visualizzazioni di video, suggerimenti di percorsi, prodotti selezionati che potrebbero interessarti (e probabilmente lo faranno!), e persino risposte alle tue domande: è un sistema enorme, di portata planetaria, che lavora per un unico obiettivo: fornirti le informazioni migliori e più personalizzate.
Più dati raccoglie il sistema, più completo diventa il tuo "profilo digitale" e più accurata sarà la personalizzazione, migliori e più pertinenti saranno le informazioni offerte.
IA
Molti di noi pensano che il boom dell'intelligenza artificiale sia un fenomeno recente. Ma non è vero: esiste un antenato, simile a Cthulhu, di tutta l'IA: l'algoritmo del motore di ricerca.
A proposito, perché non dovreste creare testi con l'aiuto di... o meglio, non "con l'aiuto di", ma sotto la "piena paternità" dell'IA? Google li riconoscerà facilmente e l'indicizzazione di un sito con tali testi cesserà di esistere.
Quindi, se sentite dire che non è più necessario ottimizzare i siti web per i motori di ricerca, come se ormai tutto si facesse tramite l'intelligenza artificiale – e che addirittura è nato un nuovo settore chiamato AEO (AI Engine Optimization) – beh, questo non è del tutto vero, diciamo – o per essere più precisi, non è tutta la verità.
Gli algoritmi di intelligenza artificiale funzionano secondo principi "all'incirca identici" (ricordiamoci che nessuno sa esattamente come) a quelli dei motori di ricerca "tradizionali": ovvero, per poter offrire il tuo sito web (e quindi la tua offerta commerciale) al consumatore finale, devono prima trovare e indicizzare il sito web che contiene la tua offerta.
Si veda la sezione "Velocità" qui sopra: trovare istantaneamente la risposta corretta tra miliardi di siti web è fisicamente impossibile al momento e rimarrà tale anche nel prossimo futuro. Pertanto, oltre a "costruire un modello linguistico", l'IA effettua anche una pre-ricerca dei siti web che contengono la risposta migliore e poi li suggerisce.
Ricerca vocale
Sì, esiste ancora: la ricerca vocale è supportata da oltre 8 miliardi di dispositivi e negli Stati Uniti circa il 40% degli utenti la utilizza regolarmente, mentre a livello mondiale la percentuale si aggira intorno al 25% (in Ucraina, il 22%).
Questa differenza è probabilmente dovuta al fatto che i motori di ricerca sono inizialmente "ottimizzati" per la lingua inglese, e gli utenti di lingue straniere hanno difficoltà a comprendere chiaramente ciò che viene detto.
Il fatto è che, a differenza delle ricerche testuali (digitate), le ricerche vocali sono più naturali. Sebbene possiamo digitare parole chiave nella nostra ricerca, ad esempio dicendo "comprare una pizza deliziosa a Kiev, economica, con consegna a domicilio" (il cosiddetto "gergo delle parole chiave"), è più probabile che diciamo "dove posso comprare una pizza deliziosa a Kiev con consegna a domicilio e a un prezzo conveniente?".
Si scopre che:
- domanda più lunga;
- testo che è più difficile da comprendere per un motore di ricerca.
È chiaro che il futuro dei motori di ricerca in questo ambito risiede nel riconoscere con maggiore precisione ciò che viene detto, tenendo conto delle sfumature locali (ricordate il video di Eleven in un ascensore scozzese?), della pronuncia imperfetta, dei suoni estranei e delle formulazioni ambigue, ovvero del vero e proprio "linguaggio vivo".
Inoltre, è ovvio che, con il miglioramento del riconoscimento, gli utenti, abituandosi e rilassandosi, formuleranno le loro domande in modo ancora meno preciso.
Tutto ciò dovrà essere elaborato e predisposto, tenendo conto in particolare della personalizzazione e dell'utilizzo dell'intelligenza artificiale.
copertura visiva
Oggi la ricerca visiva è rappresentata, ad esempio, da Google Lens – la ricerca per immagini (probabilmente molti l'hanno usata per riconoscere "dove è stata scattata questa foto"), o dalla fotocamera integrata di Google Traduttore, che permette di tradurre (se questo può essere considerato una "ricerca" – ma ora spiegheremo perché lo abbiamo menzionato) testi e iscrizioni stampati.
Sono già in corso tentativi di lanciare la “realtà aumentata (AR)” (da non confondere con la “realtà virtuale (VR)”), ma non hanno ancora raggiunto una diffusione capillare – ad esempio, sugli smartphone – sebbene sia chiaro che questa sia la strada che seguirà lo sviluppo della digitalizzazione personale in senso lato.
Ci sarebbe molto di cui parlare riguardo alla realtà aumentata, ma a noi interessa in particolare il campo della "ricerca".
In altre parole, un dispositivo indossabile (occhiali) per la realtà aumentata dovrebbe, a nostro avviso, svolgere simultaneamente tre funzioni principali:
- vedere gli oggetti che rientrano nel nostro campo visivo e raccogliere informazioni su di essi;
- fornire informazioni su questi oggetti – in generale o su richiesta (!);
- Supporto per il controllo vocale e/o il tracciamento della mano: tracciamento dei movimenti della mano e delle dita come gesti.
In altre parole, personalizzazione, intelligenza artificiale, elementi visivi, comandi vocali e Internet delle cose si combinano in un unico sistema – e… benvenuti nel futuro!
Anton Dvorak